“Pierre Dupont schiaccia il pulsante 1800. L’apparecchio chiede di avere un istante di pazienza, poi emette la somma stabilita ricordandogli di non dimenticare la carta di credito. «Grazie della vostra visita» conclude, mentre Pierre Dupont sistema le banconote nel portafoglio (...).
Scorre rapidamente con lo sguardo le vetrine lussuose (gioielli, abiti, profumi), si ferma alla libreria, sfogliando qualche rivista prima di scegliere un libro poco impegnativo (viaggio, avventura, spionaggio), e poi riprendere la sua passeggiata senza impazienza. L’uomo assapora la sensazione di libertà datagli sia dall’essersi sbarazzato del bagaglio sia, più intimamente, dalla certezza di dover solo attendere il corso degli avvenimenti una volta ‘messosi in regola’ grazie al fatto di aver intascato la carta di imbarco e declinato la propria identità. ‘A noi due Roissy!’: non è in questi luoghi sovrappopolati, dove si incrociano, ignorandosi, migliaia di itinerari individuali, che sussiste oggi qualcosa del fascino incerto dei terreni incolti, delle sodaglie e degli scali, dei marciapiedi di stazione e delle sale d’attesa dove i passi si perdono, di tutti i luoghi dell’incontro fortuito dove si può provare fuggevolmente la possibilità residua dell’avventura, la sensazione che c’è solo da ‘vedere cosa succede’?”

M. Augè, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità



Da un'idea di Giulia De Giorgi, Michela Murialdo, Giovanni Paolin, Roberta Perego, Davide Spagnoletto
PIERRE DUPONT è un progetto a cura di Giulia De Giorgi, Michela Murialdo, Roberta Perego


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website: Paolo Cagliero

logo design: Cren Design

PIERRE DUPONT

PIERRE DUPONT è il “Signor Chiunque”, identità adattabile che persegue la strada dell’accessibilità e della partecipazione, secondo una pratica curatoriale inclusiva. Collettivo senza fissa dimora, PIERRE DUPONT è interessato all’idea di “abitabilità dei luoghi” come possibile attivazione di relazioni inesplorate e di nuovi insiemi semantici.

La cura nel nascondimento e nella distanza. Una riflessione con Barbara Baroncini

Conversazione
Primavera 2020
Durante la primavera 2020, Pierre Dupont e l’artista Barbara Baroncini (Bologna, 1989) condividono una riflessione a partire dalla condizione di distanziamento imposto durante il periodo di lockdown. Il dialogo nasce dal desiderio di mettere in circolo alcune considerazioni, affrontando il tema della cura attraverso due termini apparentemente lontani da questo concetto: il nascondimento e la distanza.  
Barbara Baroncini
 
 
Ulivi Millenari nel Parco Regionale delle Dune Costiere OstuniBarbara Baroncini, 18 metri, 2018, azione performativa. Photo Credits Olivia CoelnBarbara Baroncini, 18 metri, 2018, azione performativa. Photo Credits Olivia Coeln
 

Dialoghi d'Arte. Evoluzione e ruolo del pubblico delle arti contemporanee

Palazzo Ducale, Genova / Fondazione Cultura, Noli (SV)
02 — 05.05.2019
Pierre Dupont, partner della rassegna "Dialoghi d'Arte", invita gli artisti Hannes Egger, Cleo Fariselli, Roberto Fassone e Nuvola Ravera a presentare quattro progetti inediti che, in linea con l’edizione 2019 di “Dialoghi d’Arte”, vedono la partecipazione attiva del pubblico. Gli interventi artistici - uno per ogni giornata - riprendono alcuni dei temi trattati durante le conversazioni in programma, e sono pensati come un vero e proprio spostamento dal piano teorico a quello pratico. Gli artisti, attraverso la sperimentazione di format differenti, danno vita a delle occasioni di incontro con l'arte contemporanea, innescando una riflessione condivisa attorno all’idea di partecipazione e ruolo del pubblico.
Hannes Egger, Cleo Fariselli, Roberto Fassone, Nuvola Ravera.
 
 
Hannes Egger, New Public, 2019. Courtesy l’artistaCleo Fariselli, Senza titolo (mezzo volto), 2019. Courtesy l’artista, foto Silvia Mangosio e Luca VianelloRoberto Fassone, Quattro secoli più tardi su di una penisola, 2019. Courtesy l’artistaNuvola Ravera, Il palco è vuoto, 2019. Courtesy l’artista
 

Hortus (in)conclusus

Museo d’Arte Contemporanea, Alcamo
07.07 — 09.09.2018
Pierre Dupont presenta Hortus (in)conclusus, mostra collettiva ideata per il Museo d’Arte Contemporanea di Alcamo, invitando gli artisti a riflettere attorno all’idea di crescita, intendendo ogni lavoro come un microcosmo mutevole. Partendo da un’architettura non conclusa, il progetto punta a trasformare il Museo stesso in un “giardino”, luogo di cambiamento, di aggregazione e di incroci.
Francesco Cardarelli, Francesca Ferreri, Cristiano Menchini, Milotta/Donchev, Carmelo Nicotra, Leonardo Petrucci, Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, Nuvola Ravera, Giulio Saverio Rossi, Francesco Simeti, Elisa Strinna.
 
 
Leonardo Petrucci, Urpflanze, 2018, vinile adesivo trasparente su vetro, Fontana Araba, Alcamo. Foto CAVE StudioLeonardo Petrucci, Urpflanze, 2018, vinile adesivo trasparente su vetro, Fontana Araba, Alcamo. Foto CAVE StudioCarmelo Nicotra, Munumentu, 2018, stampa su pvc, Piazza Ciullo, Alcamo. Foto CAVE StudioCarmelo Nicotra, Munumentu, 2018, stampa su pvc, Piazza Ciullo, Alcamo. Foto CAVE StudioHortus (in)conclusus, veduta espositiva. Foto CAVE StudioAmbra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, RESTITUTIO. A urban fiction based on a real paradox, 2012, video. Foto Valeria TalamontiAmbra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, RESTITUTIO. A urban fiction based on a real paradox, 2012, video. Courtesy gli artistiFrancesco Cardarelli, Girare intorno al lume come le farfalle, 2018, fotogrammi. Foto CAVE StudioFrancesco Cardarelli, Girare intorno al lume come le farfalle, 2018, fotogrammi. Foto CAVE StudioElisa Strinna, Upwelling, 2018, video. Foto CAVE StudioElisa Strinna, Upwelling, 2018, video. Courtesy l'artistaCristiano Focacci Menchini, Studio + muffa serie n° 3 e n° 4, 2018, acquaforte su carta ammuffita. Foto CAVE StudioCristiano Focacci Menchini, Studio + muffa serie n° 3, 2018, acquaforte su carta ammuffita. Foto CAVE StudioLeonardo Petrucci, Urpflanze, 2018, terra, pianta e plexiglas. Foto CAVE StudioLeonardo Petrucci, Urpflanze, 2018, terra, pianta e plexiglas. Foto CAVE StudioMilotta/Donchev, Pelle, 2018, installazione tecnica mista. Foto CAVE StudioNuvola Ravera, Se le regole non sono usate per governarci, 2018, lettera. Foto CAVE StudioHortus (in)conclusus, veduta espositiva. Foto CAVE StudioFrancesca Ferreri, Eterocronie, 2017, frammenti ceramici e oggetti, gesso, pigmenti, resina consolidante. Foto CAVE StudioFrancesca Ferreri, Eterocronie, 2017, frammenti ceramici e oggetti, gesso, pigmenti, resina consolidante. Foto CAVE StudioGiulio Saverio Rossi, Earthless map – the clouds (#1), 2018, punta d’argento su bianco d’osso. Courtesy l'artistaGiulio Saverio Rossi, Legno torto (#3), 2018, gesso da forma persa e nero fumo. Foto CAVE StudioFrancesco Simeti, Lone wolf, 2012, stampa su lino. Foto CAVE Studio
 

Parabola

i8 — spazi indipendenti, ArtVerona
13 — 16.10.2017
In occasione di ArtVerona Pierre Dupont presenta PARABOLA, un'installazione di differenti media degli artisti Milotta/Donchev. Il progetto porta all’estremo la dimensione del viaggio, indagando lo spazio invisibile dell’etere. In una società sempre più connessa, ma sintomaticamente dissociata, gli artisti producono una percezione dell’ascolto condivisa, ma nello stesso tempo intima, reale e unica.
Milotta/Donchev
 
 
Milotta/Donchev, Antennae 2017, still da video. Courtesy gli artisti Milotta/Donchev, Antennae 2017, still da video. Courtesy gli artisti Milotta/Donchev, Antennae 2017, still da video. Courtesy gli artisti Milotta/Donchev, Parabola, 2017Veduta dell'installazione
 

Relazione di appartenenza

Spazio MIL, Sesto San Giovanni (MI)
28.03 — 09.04.2017
Pierre Dupont presenta Relazione di appartenenza, mostra conclusiva del progetto che ha coinvolto giovani artisti italiani all’interno di due luoghi fondamentali per la storia del design italiano: l’Archivio Giovanni Sacchi e la sua Bottega. Moltissimi designer e architetti, tra cui Aldo Rossi, Marcello Nizzoli, Achille Castiglioni, Ettore Sottsass jr e Marco Zanuso, hanno sviluppato e messo a punto i loro prodotti attraverso i modelli di Giovanni Sacchi. Gli artisti sono stati invitati a vivere l’Archivio e la Bottega, e a riflettere sullo spazio e sul tempo esistenti tra intuizione e realizzazione materiale di un’opera, con uno sguardo alla figura del modellista che, trasferendo un’idea in forme compiute, costituisce il ponte tra visione e produzione.
Pasquale Loiudice, Giulia Sacchetto e Annamaria Maccapani, Guglielmo Poletti, Marco Secondin, Livia Sperandio, Cren Design.
 
 
A. Maccapani e G. Sacchetto, Collaborazione, 2017. © Lorenzo Palmieri A. Maccapani e G. Sacchetto, Collaborazione, 2017. © Lorenzo Palmieri G. Poletti, Matrix and Research, 2017. © Lorenzo Palmieri G. Poletti e F. Zagni, Interweave 1, 2017. © Lorenzo Palmieri G. Poletti e Jing He, Interweave 2, 2017. © Lorenzo Palmieri Livia Sperandio, Secondo traccia, 2017. © Lorenzo Palmieri Marco Secondin, Unnamed, 2017. © Lorenzo Palmieri P. Loiudice, Serie ipoteticamente infinita di disegni di invenzione, 2017. © Lorenzo Palmieri Pasquale Loiudice, Sezione e funzione, 2017. © Lorenzo Palmieri Relazione di appartenenza, veduta espositiva. © Lorenzo Palmieri Relazione di appartenenza, veduta espositiva. © Lorenzo Palmieri Relazione di appartenenza, veduta espositiva. © Lorenzo Palmieri
 
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Hortus (in)conclusus

Museo d’Arte Contemporanea, Alcamo
07.07 — 09.09.2018

Pierre Dupont presenta Hortus (in)conclusus, mostra collettiva ideata per il Museo di Arte Contemporanea di Alcamo, invitando gli artisti Francesco Cardarelli, Francesca Ferreri, Cristiano Focacci Menchini, Milotta/Donchev, Carmelo Nicotra, Leonardo Petrucci, Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, Nuvola Ravera, Giulio Saverio Rossi, Francesco Simeti, Elisa Strinna.

Il Museo è ospitato all’interno del Seicentesco Collegio dei Gesuiti, affascinante architettura non conclusa: il progetto originario prevedeva la costruzione di quattro ali che avrebbero dato origine a un hortus conclusus, o giardino cinto. Partendo da questo luogo mai realizzato, ma immaginato, la mostra desidera trasformare il Museo stesso in un “giardino”, inteso come spazio di cambiamento, di aggregazione e di incroci. Gli artisti sono invitati a riflettere attorno all’idea di crescita, di confine e di immaterialità, considerando ogni lavoro come un microcosmo mutevole capace di dialogare con la storia e la fisionomia del luogo.

Riprendendo il concetto di "friches" – termine con cui il paesaggista Gilles Clement definisce l’incolto che cresce ai margini delle strade – la mostra supera i confini museali per estendersi ad altri luoghi storici della città di Alcamo. Concepiti come momenti di apertura del museo-giardino verso l’esterno, questi interventi generano ulteriori occasioni di incontro tra ricerca artistica e pubblico.

 

Con il contributo del Comune di Alcamo

La mostra rientra nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018

Francesco Cardarelli, Francesca Ferreri, Cristiano Menchini, Milotta/Donchev, Carmelo Nicotra, Leonardo Petrucci, Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano, Nuvola Ravera, Giulio Saverio Rossi, Francesco Simeti, Elisa Strinna.

Parabola

i8 — spazi indipendenti, ArtVerona
13 — 16.10.2017

Pierre Dupont incontra per i8 – spazi indipendenti Milotta/Donchev, i cui lavori propongono un’indagine multidimensionale capace di sondare i diversi strati della realtà circostante.

Pierre Dupont vive di spostamenti, temporaneità, contatti virtuali. Solo così può intrecciare relazioni di appartenenza a luoghi, persone, storie e attivare delle esperienze reali. Il viaggio per Pierre Dupont è lo strumento imprescindibile per creare uno scambio e vivere uno spazio concreto.

A i8, interpretando il tema proposto per l’edizione corrente, Pierre Dupont intraprende un viaggio scomodo, fuori dagli schemi, per esplorare nuove possibilità di appartenenza a luoghi non fisici e per indagare le possibilità del virtuale. Non il virtuale della condivisione immediata di informazioni, della fruizione istantanea e della presenza superficiale: piuttosto quello dell’immaterialità e dell’invisibilità, che richiedono attesa, pazienza, profondità.

Con PARABOLA Milotta/Donchev presentano un progetto che è, allo stesso tempo, tappa ultima e inizio di un nuovo percorso. La loro proposta è quella di un viaggio al contempo fisico e virtuale, che trasforma lo stand in un luogo di ascolto, di ricezione, di trasmissione, per indagare il sottile mondo dell’elettromagnetismo. Il progetto raccoglie due lavori inediti: Parabola, composto da un video e da una scultura, e Antennae, video sviluppato durante la residenza full(y)grounding di BridgeArt, a Noto.

PARABOLA si fa testimone di innumerevoli idiosincrasie, tra naturale e artificiale, trasmissione e ricezione, tattile e impercettibile, scientificità e superstizione. Gli artisti, esplorando le proprietà fisiche del suono, riportano i concetti di trasmissione e ricezione anche alla sfera umana, per indagare, attraverso le potenzialità della comunicazione a distanza, cosa raccogliamo e cosa respingiamo.

Milotta/Donchev

Relazione di appartenenza

Spazio MIL, Sesto San Giovanni (MI)
28.03 — 09.04.2017

Scarica il catalogo ↓

“Fuori da ogni lode generica, la sua grande capacità va oltre il “fare” i modelli: è il capire gli oggetti che poi, lui, con i modelli racconta... Con Sacchi si va oltre il volume: lui fa sentire cosa succede veramente, tattilmente: produce una sensazione evoluta, tanto che un suo modello può soddisfare completamente il designer. Con un modello così, in verità, non si ha quasi più voglia di fare l’oggetto.”
Ettore Sottsass


PIERRE DUPONT incontra Spazio MIL, area multifunzionale dedicata alla creatività e al design. In questo spazio di 2.500 metri quadri hanno trovato ubicazione due luoghi importanti per la storia del design italiano: la Bottega di Giovanni Sacchi, ricostruzione dell’originale di via Sirtori a Milano, e l’Archivio Giovanni Sacchi.
Dall’incontro tra Pierre Dupont e questi luoghi prende forma Relazione di appartenenza, progetto che coinvolge, per un periodo di sei mesi, giovani artisti italiani di formazione e ricerca differenti: Pasquale Loiudice, il duo Giulia Sacchetto e Annamaria Maccapani, Guglielmo Poletti, Marco Secondin, Livia Sperandio e Cren Design.
Il progetto nasce dal desiderio di esplorare nuove possibili forme di appartenenza, della ricerca artistica e curatoriale, a un luogo sconosciuto ed estraneo. Gli artisti, frequentando Bottega e Archivio Sacchi, entrano in dialogo con modelli, manifesti, progetti, disegni, attrezzi, fotografie e qualsiasi altro documento.
La relazione di appartenenza è quella relazione fondamentale che sta alla base della definizione di insieme: essa cattura una proprietà che lega ciascun elemento con l’insieme a cui appartiene. Appartenenza, dunque, come legame tra singole entità e mai come forma di proprietà. Il progetto vede crescere questa affinità di mese in mese, per poi manifestarsi in fase conclusiva nel formato della mostra collettiva. Pierre Dupont persegue questa idea di “abitabilità dei luoghi” come possibile attivazione di relazioni inesplorate, alla costante ricerca di nuovi insiemi semantici.
Moltissimi designer e architetti, tra cui Aldo Rossi, Marcello Nizzoli, Achille Castiglioni, Ettore Sottsass jr e Marco Zanuso, hanno sviluppato e messo a punto i loro prodotti attraverso i modelli di Giovanni Sacchi. Possibile spunto di riflessione durante i mesi di progetto è proprio il concetto di modello: allo stesso tempo astrazione e materializzazione di un’idea, oggetto che nasce con la finalità di diventare altro da sé. Gli artisti sono invitati a riflettere sullo spazio e sul tempo esistenti tra intuizione e realizzazione materiale di un’opera, con uno sguardo alla figura del modellista che, trasferendo un’idea in forme compiute, costituisce il ponte tra visione e produzione di un oggetto reale.

Pasquale Loiudice, Giulia Sacchetto e Annamaria Maccapani, Guglielmo Poletti, Marco Secondin, Livia Sperandio, Cren Design.

Dialoghi d'Arte

Evoluzione e ruolo del pubblico delle arti contemporanee

 

Fondazione Cultura, Noli (SV)
02 — 05.05.2019

Pierre Dupont, partner della rassegna "Dialoghi d'Arte", invita gli artisti Hannes Egger, Cleo Fariselli, Roberto Fassone e Nuvola Ravera a presentare quattro progetti inediti che, in linea con l’edizione 2019 di “Dialoghi d’Arte”, vedono la partecipazione attiva del pubblico. Gli interventi artistici - uno per ogni giornata - riprendono alcuni dei temi trattati durante le conversazioni in programma, e sono pensati come un vero e proprio spostamento dal piano teorico a quello pratico. Gli artisti, attraverso la sperimentazione di format differenti, danno vita a delle occasioni di incontro con l'arte contemporanea, innescando una riflessione condivisa attorno all’idea di partecipazione e ruolo del pubblico.

 

Nuvola Ravera, Il palco è vuoto – Palazzo Ducale, Genova
Analizzando il termine “Fomo” - “paura di essere tagliati fuori” - l’artista riflette sui concetti di inclusione e partecipazione. Il pubblico è invitato a svolgere degli esercizi di “educazione al linguaggio” al fine di decostruire il senso di termini ricorrenti nel settore culturale e tentare così di attuare una controriforma del linguaggio.

 

Cleo Fariselli, Fwa - Fondazione Cultura, Noli
Fwa è una seduta di visualizzazione guidata - pratica affine alla meditazione - che l’artista svolge conducendo i partecipanti in una vera e propria attività di produzione di immagini mentali. La visualizzazione proposta è intesa come un’esperienza estetico/artistica, corale e individuale al tempo stesso.

 

Hannes EggerNew Public - Fondazione Cultura, Noli
Incentrato sul coinvolgimento e sull’interazione, New Public propone una situazione aperta, dinamica e al contempo riflessiva: l’artista, attraverso un percorso performativo e con il fondamentale aiuto del pubblico, mette in atto un’inversione dei ruoli tra autore, opera e spettatore, fino a rendere superflua la distinzione tra questi tre elementi.

 

Roberto FassoneQuattro secoli più tardi su di una penisola - Fondazione Cultura, Noli
Roberto Fassone esplora i processi di generazione di idee e intuizioni, riflettendo sul valore che un oggetto comune può acquisire attraverso l’arte. In questa occasione l’artista si soffermerà sulla pratica del dono, lasciando che il suo intervento sia una vera e propria sorpresa per il pubblico.

 

Hannes Egger, Cleo Fariselli, Roberto Fassone, Nuvola Ravera.

La cura nel nascondimento e nella distanza

Una riflessione con Barbara Baroncini

 

Conversazione
Primavera 2020

In queste settimane di isolamento e di lenta ripresa, come collettivo di curatrici ci siamo ripetutamente interrogate su ciò che stava accadendo, sull’opportunità di produrre contenuti, sulle dilaganti inclinazioni digitali e sulle prospettive per il futuro. Ci siamo ritrovate nella distanza, una dimensione a cui siamo abituate poiché viviamo in città diverse, ma che in questo momento ha trovato un senso più profondo e consapevole. Abbiamo riflettuto sulla pratica del collettivo e, secondo il nostro abituale modo di procedere, abbiamo ricercato uno scambio con una figura esterna, aprendo questa riflessione all’artista Barbara Baroncini.

Il nostro contributo nasce dal desiderio di mettere in circolo alcune considerazioni, affrontando il tema della cura a partire da due termini apparentemente lontani da questo concetto: il nascondimento e la distanza.

 

Barbara Baroncini: Come posso curare se sono nascosto e l'altro non mi vede?

 

Pierre Dupont: Partiamo da noi: il nome del collettivo è un nome proprio di persona, a ricordarne l’essenza umana e dunque relazionale. Pierre Dupont è il corrispettivo francese di Mario Rossi, può essere chiunque desideri farne parte e sottende, al contempo, una condizione di nascondimento all’interno della collettività.

Il concetto di esistenza è per noi separato, o da separare, da quello di visibilità. Praticare la cura è come esercitare la propria presenza con discrezione: ritrarsi può essere un atteggiamento non tanto di inattività, assenza o disinteresse, quanto un modo per lasciar essere l’altro.

Il nostro lavoro si situa in questa dimensione di “presente invisibilità”, intendendo la cura come una pratica di ascolto, attenta ad accogliere tutti gli elementi – artisti, luoghi e pubblici – costitutivi di un progetto. Pierre Dupont, identità adattabile e inclusiva, è una prima persona ma plurale.

La cura è per noi una forma di co-esistenza, di “esistere con”, calata in un’attitudine di valorizzazione e riconoscimento reciproco: esercitare il nascondimento per sostenere l’idea di un’esistenza collettiva.

 

Pierre Dupont: La distanza può essere una condizione favorevole alla cura?

 

Barbara Baroncini: 18 metri corrispondono alla giusta distanza che consente agli ulivi millenari di vivere in una condizione sana e virtuosa. Per capire la quantità di spazio necessaria all'ulivo si può usare un semplice metodo visivo, ovvero proiettare a terra l'altezza massima che può raggiungere: maggiore sarà il raggio e migliore sarà lo sviluppo e la salute dell'albero.

Con il lavoro 18 metri (2018) ho raccolto, su una lunga striscia d'argilla, il terreno che incontravo nei 18 metri che separavano due ulivi millenari del Parco Regionale delle Dune Costiere di Ostuni. La distanza è stata coperta con un’azione performativa, un gesto che è diventato la misurazione di una porzione di spazio solitamente considerato marginale e che ho voluto interpretare come una realtà da proteggere e conservare. Nel procedere, la materia si è aggiunta fino a formare una vera e propria scultura. Il risultato finale è l'esemplificazione visiva di una traccia ancora fertile di un territorio complesso, che soffre dei mutamenti irreversibili causati dalla relazione troppo ravvicinata dell'uomo con la Terra.
Penso che in qualsiasi rapporto tra uomo e natura o tra uomini, si parli di cura quando c'è una manifestazione d'interesse verso un'altra esistenza. Ritengo che qualsiasi gesto debba essere sempre compiuto nella prospettiva della lunghezza, con l'idea di prendere in considerazione tutto ciò che sta nel mezzo per attribuirgli una nuova dignità, un inedito significato e un valore. La cura trova terreno fertile quando preserva ciò che già esiste e accompagna la nascita di qualcosa che ancora deve essere realizzato.
Alla base di questo antico sapere contadino, radicato nel rispetto della distanza, il numero non è espressione di quantità ma manifestazione di una ricerca di vita e di benessere collettivo.

 

Numero di piante di ulivo collocabili in un ettaro di terreno

Distanza mt. 4 x 4 = n. piante 625

Distanza mt. 4 x 5 = n. piante 500

Distanza mt. 5 x 5 = n. piante 400

Distanza mt. 5 x 6 = n. piante 333

Distanza mt. 6 x 6 = n. piante 278

Distanza mt. 6 x 7 = n. piante 238

Distanza mt. 7 x 7 = n. piante 204

Distanza mt. 7 x 8 = n. piante 178

Distanza mt. 8 x 8 = n. piante 156

Distanza mt. 18 x 18 = n. piante 25 

 

Barbara Baroncini (1989), artista. Vive e lavora a Bologna.

www.barbarabaroncini.com